da Antonella Bosco

Agosto 3, 2008

Questa Giunta è quella che mi ha ucciso più di tutti nei trenta anni in cui ho avuto … (parola incomprensibile) … di gestire la mia clinica, questa è la Giunta che ha danneggiato le case di cura di più a tutti i livelli …”

Con queste parole il dr. Angelini, titolare delle società del Gruppo Villa Pini, ha chiarito le ragioni vere della sua scelta che – a prescindere dai comportamenti di alcuni consiglieri di centro destra o di centro sinistra - è nata dall’esigenza di liberarsi velocemente di una amministrazione regionale dimostratasi – a suo avviso – ostile, e cioè poco propensa a chiudere gli occhi come in passato troppo spesso era avvenuto.

E questo sol perché il Consiglio regionale e la Giunta di centro sinistra insediatisi nella primavera 2005 hanno lavorato per stabilire un sistema di regole che in Abruzzo non esistevano e per mandare un messaggio chiaro che la sanità è di tutti e che ognuno doveva e deve fare i sacrifici indispensabili per garantire la qualità e per risanare i bilanci regionali, saccheggiati per anni da politiche attendiste e cariche di ignavia e da taluni imprenditori allergici alle regole.

Ed allora vediamo quali scelte ha fatto la Regione Abruzzo: quali proposte normative ha promosso la Giunta con l’apporto della Agenzia Sanitaria Regionale, quali modifiche ha apportato ed approvato la 5° Commissione e quali leggi ha emanato il Consiglio regionale, in quel percorso articolato che porta alla approvazione di una legge con il concorso dell’esecutivo regionale – la Giunta – e dell’Organo legislativo – la Commissione ed il Consiglio -.

In soli 3 anni la Regione Abruzzo si è dotata di 4 leggi essenziali, attese da anni e sempre rinviate dal governo di centro destra perchè evidentemente complesse ed impopolari.

La L.R. 20/2006 “Misure per il settore sanità relative al funzionamento delle strutture sanitarie ed all’utilizzo appropriato dei regimi assistenziali del macrolivello ospedaliero e territoriale e per la loro regolazione” ha fissato i criteri per l’appropriatezza dei ricoveri, censurando quelli ripetuti; ha disciplinato le attività ospedaliere a ciclo diurno quali day hospital, day service, day surgery e chirurgia ambulatoriale in alternativa al regime di ricovero, determinando già nel primo anno una consistente riduzione dei ricoveri inappropriati, che ci vedevano ai primi posti nella lista delle regioni inadempienti, e quindi dei costi impropri, fornendo un utilissimo strumento alle commissioni ispettive regionali.

La L.R. 6/07 “Linee guida per la redazione del Piano Sanitario 2007/2009 - Un sistema di garanzie per la salute - Piano di riordino della rete ospedaliera” ha ridotto dal 5,5 al 4,5 per mille il numero dei posti letto negli ospedali pubblici e privati - come una legge dello stato ignorata dal governo regionale di centro-destra imponeva di fare sin dal 2001 - per potenziare i regimi alternativi al ricovero e dare ai pazienti risposte più adeguate ai loro bisogni ed alla loro esigenza di avere una buona qualità della vita, che mal si concilia con il ricovero in ospedale. Tale riduzione di posti letto - conteggiando l’incremento per le post acuzie ed il taglio per gli acuti - è stata di 425 unità complessive, di cui  256 nel settore pubblico, pari al 5% di quelli esistenti e n 209 nel settore privato, pari al 17,4% di quelli esistenti. Ed il taglio dei posti letto ai privati è stato fatto non in modo indifferenziato, ma penalizzando – e quindi tagliando di più - le strutture che in passato non avevano rispettato le regole sulla appropriatezza e sulla gestione dei ricoveri. Un segnale, questo, che certamente non è piaciuto a chi è allergico alle regole, ma che ha invece un forte carattere simbolico, che pochi, forse, hanno colto e voluto correttamente interpretare. Una scelta sulla quale molti vigili consiglieri regionali si sono spesi, preparando quegli emendamenti che sono stati condivisi in una riunione di maggioranza e che il Vice Presidente Paolini ha fatto approvare in Giunta.

La L.R. 32/07 “Norme regionali in materia di autorizzazione, accreditamento istituzionale e accordi contrattuali delle strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private”, anch’essa intervenuta dopo anni e anni di inerzia del governo di centro destra, ha fissato regole certe e requisiti organizzativi, strutturali e tecnologici per le strutture pubbliche e private interessate ad avere l’autorizzazione, l’accreditamento e la negoziazione con il S.S.N.. E, sempre grazie all’impegno ed all’attenzione di alcuni soliti vigili consiglieri regionali della 5° Commissione, ha previsto la revoca dell’accreditamento in caso sia di violazione degli standard qualitativi e quantitativi di personale (uguali per le strutture pubbliche e private) e di mancata applicazione del CCNL di categoria, sia di erogazione per due annualità, nel periodo di validità dell’accordo contrattuale, di prestazioni - delle quali è comunque vietata la remunerazione - eccedenti nella misura massima del 7,5% il programma preventivamente concordato e sottoscritto nell’accordo stesso.

La L.R. 5/08 “Un sistema di garanzie per la salute - Piano Sanitario Regionale 2008/2010”, di approvazione del nuovo Piano Sanitario Regionale, è anch’essa arrivata con molti anni di ritardo e, finalmente, ha posto il benessere psico-fisico del cittadino al centro dell’attenzione, non come vuota affermazione di principio, ma come obiettivo da raggiungere attraverso strumenti e logiche nuovi, introdotti per la prima volta in Abruzzo.

Ed anche con il nuovo P.S.R. sono state compiute scelte tese solamente a migliorare la qualità dell’assistenza, certamente non gradite ad alcune strutture private, visto che sono state istituite le Unità di Valutazione multidimensionale, che valutano preventivamente le esigenze del paziente e stabiliscono un corretto percorso di cura ed assistenza per accesso ad ADI e residenze, ed è stata potenziata l’offerta dei servizi territoriali. Inoltre è stata prestata anche grande attenzione al riordino della residenzialità psichiatrica, al disagio mentale con potenziamento dei Centri di Salute Mentale, dei Centri Diurni, dei Servizi psichiatrici, delle Residenze, delle Comunità terapeutiche, delle Case di cura e dei trattamenti ambulatoriali, domiciliari e di rete con riduzione dei ricoveri inappropriati in regime ospedaliero.

Nessun Governo regionale aveva mai stretto tanto le maglie per gli operatori privati, né aveva fissato regole tanto rigide e limitanti. E’ per questo che il dr. Angelini ha detto che la Giunta Del Turco è quella che lo ha ucciso più di tutti nei trenta anni in cui ha gestito la sua clinica e che ha danneggiato le case di cura di più a tutti i livelli.

Ed è per lo stesso motivo che il Consiglio regionale e la 5° commissione devono rivendicare con forza l’attività svolta in tre anni nel settore della Sanità: il malaffare di pochi, se sarà provato, non può e non deve offuscare la correttezza di tanti, che con impegno e dedizione hanno lavorato per migliorare l’Abruzzo e, in alcuni casi, per contrastare i tentativi di taluno di agevolare alcuni soggetti o settori in danno di altri.

Antonella Bosco

Consigliera Regionale

Presidente Commissione sanità

Via Viaggi - Chieti


Al via oggi l’associazione politica-culturale di Riformisti e democratici

Giugno 25, 2008

ROMA - La tessera è bicolore: bianca in copertina, con la scritta ReD in diagonale sottolineata da baffi tricolore; verde sul retro col nome del nuovo iscritto. Il senatore Vladimiro Crisafulli la mostra fiero all’uscita del cinema Farnese, storica sala romana scelta da Massimo D’Alema per la prestentazione di ReD, un nome, un programma, che potrà anche significare rosso ma invece sta per “Riformisti e democratici”, intesi come parlamentari ma non solo, tutti insieme in una fondazione culturale. Crisafulli ha già fatto la fila al banchetto delle iscrizioni che è ben affollato. Costa diventare socio di ReD: alla fine se ne vanno cento euro, quota che comprende anche l’abbonamento a Italiani-Europei, l’altra fondazione di D’Alema di cui ReD è una “filiazione”.

17.30, Campo de’ Fiori, cinema Farnese, caldo soffocante, il bar accanto fa affari d’oro vendendo le bottigliette d’acqua. D’Alema ancora non si vede, arriverà più tardi per via delle votazioni alla Camera ma qui davanti c’è la ressa dei momenti che contano, quelli in cui è sempre bene esserci, almeno passare per dare un’occhiata. Non si sa mai. Alla fine in sala non ci saranno più neppure posti in piedi né aria da respirare. Arrivano qualche decina di parlamentari del Pd che si sentono “riformisti e democratici” ma anche ”osservatori” di varia estrazione: i portavoce della Sinistra democratica e dei parisiani, capi di gabinetto di partiti anche di centro non presenti più in Parlamento. Spunta l’ex senatore Udc Francesco D’Onofrio: “Non sono stato invitato ma voglio vedere se non mi fanno entrare”. Arriva la verde Paola Balducci: “Ma io sono tra le prime iscritte a Italiani-Europei…”, e poi ne ha parlato con Pecoraro Scanio e Boato che le hanno detto: “Vai pure”. Arriva trafelata Marcella Lucidi reduce da un’altra riunione che sembra un bisticcio di parole: si chiama “Contro corrente”, creatura trasversale di Giovanna Melandri nata per dire “no alle correnti”. E poi Nicola La Torre e Paolo De Castro, l’ex ministro prodiano che di ReD è il presidente. Sta a lui aprire la riunione-vernissage. E mettere subito in chiaro le cose: “ReD non è una corrente né qualcosa che mette in discussione la leadership del Pd. Non toglie nulla e possibilmente vuole aggiungere al partito”.
Pluralismo di idee e correntismo di posizioni, due concetti che l’etimologia tiene ben distinti e la politica spesso confonde. Bisogna partire di qui per provare a raccontare cosa è successo oggi guardando a ieri e soprattutto a domani. Succede che a quattro giorni dall’Assemblea costituente del Pd - dove Veltroni ha incassato una faticosa tregua, ha detto no alle correnti all’interno del Pd e ha dato il via libera ai contributi “dei numerosi think tank che già esistono” ma ha Prodi che resta fuori dal partito e Parisi che gli dice “molla e vattene” - nasce un altro acronimo, una sigla che per qualcuno è già una corrente, per altri solo una fondazione culturale.

Sul “tavolo” del cinema Farnese c’è dunque questo: una nuova spaccatura all’interno del Pd e un’ulteriore messa in mora della leadership veltroniana; oppure come la definisce D’Alema, “una risorsa in più che non vuol certo rompere le scatole al Pd e a Veltroni “. Ma in politica le cose non succedono e meno che mai si appalesano in un giorno solo. E’ sempre una faticosa ricerca di indizi, spesso in controluce, spesso contrastanti.

D’Alema usa parole che più chiare di così non si può. “Questa iniziativa - dice - non mira a destabilizzare il partito e non voglio rompere le scatole a Veltroni”.
Piuttosto “è un’opportunità in più per arricchire l’offerta del Pd e non in alternativa”. Nel Partito democratico c’è una malessere “che non può essere negato né sottovalutato e ReD vuol essere un modo, un contributo per risolverlo e ricomporlo”. Sarà presente nel territorio, nei piccoli centri, per coinvolgere le persone, “non è un partito ma un luogo di confronto tra politica e società, tra politica e cultura”. Le metafore si sprecano: ReD come il “software” del nuovo partito. Di più: “Uno strumento di comunicazione come una tv satellitare”. E chi parla di una nuova corrente dalemiana è “un conformista e intellettualmente pigro”, uno che parla di innovazione “ma poi legge la realtà con categorie vecchissime, la sezione, il comitato centrale e le pravde e chi è fuori è considerati anti-partito”. Radicare e alimentare il dibattito quindi. A luglio ci saranno già nuove iniziative, e a quella dedicata alle riforme saranno invitati anche Bossi e rappresentanti del Pdl. E poi, concede a chi come Rosy Bindi non piace ReD che può vuol dire rosso, “chiamatelo pure DeR…”.

Parole simili, tranquillizzanti, avevano usato prima di lui Nicola Latorre, Paolo De Castro, Livia Turco, il mariniano Nicodemo Oliviero, Pierluigi Bersani, il teorico del “rimescolo”. Le prime tre file sono riservate, ci sono Barbara Pollastrini, Gianni Cuperlo, Ignazio Marino, il mariniano Luigi Meduri, i lettiani Francesco Boccia e Amedeo Piva, l’ex Sd Michele Giardiello, i cristiano-sociali Mimmo Lucà e Marcella Lucidi, i costituzionalisti Stefano Passigli e Franco Bassanini. In platea non mancano i sarcasmi: “Ma se D’Alema si mette al centro del partito, Veltroni che fa?”. Il vecchio solito dualismo Veltroni-D’Alema, roba dei tempi della Fgci, alimentato negli anni, costantemente, “non se ne va mica così, per magia”. Antonello Soro, capogruppo del Pd alla Camera, avverte: “Nessuna censura per ReD, ma vedremo che profilo avrà”. Arturo Parisi, socio fondatore del Pd eppure fuori da ogni incarico come del resto Prodi, commenta citando Mao: “Grande è la confusione sotto il cielo del Pd. La situazione è eccellente avrebbe detto Mao”. Ce l’ha con le correnti che hanno occupato il Pd secondo la vecchia logica dei partiti e negando la natura stessa del nuovo partito riformista. In effetti secondo la logica “conformista e intellettualmente pigra” biasimata da D’Alema sono almeno una dozzina ma anche di più, vanno dagli ex Ds agli ex Dl, dai teodem ai Coraggiosi di Rutelli, dai liberal di Bianco ai dalemiani, appunto, passando per una mezza dozzina di associazioni culturali e fondazioni varie. Ultima new entry: gli under 40, i Mille di Luca Sofri e Ivan Scalfarotto, debutto previsto per fine luglio.

“Tutto torna” è il film in programmazione al cinema Farnese. “Wake me up when september ends”, svegliami quando settembre finisce, è stata la colonna sonora scelta per l’Assemblea costituente. Il futuro del Pd passano anche da questo titolo e da questa canzone.

da Repubblica.it


Incontro

Giugno 24, 2008


L’Unità_La striscia rossa, 19 giugno 2008

Giugno 19, 2008
Esempio 1:
A) un uomo violenta una studentessa alla fermata del tram;
B) uno studente regala una dose di hashish a un suo coetaneo.
Quale processo si farà per primo dopo la nuova legge? Risposta: B
Esempio 2:
A) un chirurgo provoca per un grave errore la morte di un bambino;
B) un giovane ruba un cellulare a un coetaneo minacciandolo con un temperino.
Quale processo si farà per primo? Risposta: B
Associazione nazionale magistrati, effetti della nuova legge “salvapremier”, 18 giugno


Pd, i giovani si organizzano

Giugno 16, 2008


Giovani Democratici

Giugno 11, 2008


obama08

Giugno 4, 2008

                   

E’ proprio il sogno di Martin Luther King che, oggi, consente a Barack Obama di correre per la Casa Bianca. “Quarantacinque anni dopo il discorso di I have a dream, quando Luther King sognava un bambino nero ed una bambina bianca tenuti per mano, Obama puo’ correre per le presidenziali. “Valter Weltroni” 


Maggio 28, 2008